di Gabriele Violino, Vicepresidente della European Free Alliance Youth
Mentre la Regione Siciliana conta i danni, scava tra i detriti e prova a quantificare una devastazione che si preannuncia miliardaria, l’interesse del sistema informativo italiano sembra focalizzato da tutt’altra parte.
Il Ciclone Harry ha sferzato l’isola con una violenza inaudita, lambendo tutti i vertici della Trinacria, distruggendo infrastrutture, economie locali e il futuro di intere comunità.
Eppure, seguendo i principali notiziari nazionali, si ha la sensazione che questa tragedia sia accaduta in un altro continente, o che pesi meno rispetto alle cronache o ai dibattiti da salotto della capitale.
La collocazione della notizia del disastro climatico nelle fasce marginali dei telegiornali, rappresenta un errore editoriale ed è, di fatto, un atto politico.
Simboleggia la conferma evidente di quanto le Regioni periferiche e le rispettive necessità siano sistematicamente ignorate dal baricentro romano, pronte ad essere riscoperte solo durante le passerelle elettorali o quando è necessario rincorrere il consenso locale.
In quanto giovane rappresentante dell’Alleanza Libera Europea e militante autonomista in Friuli, non posso che denunciare con forza il comportamento - drammaticamente reiterato - della RAI.
Il servizio pubblico è sostenuto dal canone versato dai cittadini siciliani, friulani, sardi e di ogni altra comunità della Repubblica; questi cittadini pagano per un diritto fondamentale, quello di essere informati e di vedere rappresentate le proprie realtà con equità e dignità.
È vergognoso che la RAI, pagata da tutti, non adempia al suo compito di garantire il pluralismo informativo e territoriale su cui dovrebbe fondarsi.
Uno Stato che si definisce democratico ha il dovere di informare i propri cittadini egualmente su tutto ciò che accade entro i suoi confini, dando sopratutto alle minoranze e ai territori posti “ai confini dell’impero” la stessa priorità che riserva ai palazzi del potere.
Invece, assistiamo da anni ad un centralismo mediatico che riflette fedelmente un centralismo politico sempre più asfissiante.
Oggi l'Italia è guidata da forze politiche che fanno della "Nazione" e dell'unità il proprio vessillo identitario, ma è lecito chiedersi: la nazione è una comunità di destino o è solo una gerarchia di territori?
Se la “Nazione” è quella che stiamo vedendo in questi giorni - uno Stato che ignora il grido di dolore della Sicilia, che derubrica a "notizia di fondo" la distruzione di una delle sue Regioni più importanti e che non garantisce pari dignità informativa - allora dobbiamo trarne le conclusioni.
Se essere governati così significa essere considerati cittadini di serie B, allora è evidente che di questa "Italia" non solo non ci sentiamo Fratelli, non siamo nemmeno parenti.
Mi sento di esprimere massima solidarietà da EFAY e dal Friuli alla Regione e al popolo siciliano.
Questa solidarietà è la consapevolezza che la lotta per l’autonomia e per il riconoscimento dei diritti territoriali è la stessa in Italia e in tutta Europa.
È la consapevolezza che se non sono i territori e le comunità che li vivono a chiedere rappresentanza e dignità, queste non saranno garantite.
Non accetteremo che il diritto all'informazione sia ostaggio di una visione centralista che oggi premia quei vecchi nazionalismi che hanno distrutto l’Europa nel Novecento.
Chiediamo un'inversione di rotta immediata: la Sicilia e il popolo siciliano - così come tutti i popoli della Repubblica - meritano rispetto, risorse e una copertura mediatica che sia pari alla portata della tragedia che sta vivendo.
Il tempo dei cittadini invisibili deve finire.